martedì 9 novembre 2010

Transgender Day of Remembrance: Bergamo e Genova insieme

Il 20 novembre si celebra in tutto il mondo la dodicesima Giornata della Memoria per le persone Trans (TDor) uccise a causa del pregiudizio e dell’odio nei loro confronti (la prima venne celebrata dopo l'assassinio di Rita Hester, a San Francisco, nel 1999).
La sera del 20 novembre, a Bergamo e Genova, come in tante altre città d’Europa e degli Stati Uniti, centinaia di candele e una pubblica lettura dei nomi delle vittime ricorderanno le vite spezzate di questi uomini e di queste donne, spesso uccise barbaramente. Un fenomeno non noto, ma che ci tocca da vicino.
Una persona transessuale è un individuo nato di sesso maschile o femminile che persistentemente sente di appartenere al sesso opposto a quello biologico e anagrafico. Esistono inoltre persone definite transgender che non sentono di appartenere completamente né al genere maschile né a quello femminile e vivono la loro dimensione senza definirsi nettamente in questo senso.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce questo stato di cose disforia di genere. La disforia di genere secondo l'autorità medico-scientifica non può trovare soluzione attraverso la terapia psichiatrica o psicologica, bensì attraverso un percorso di transizione fisica da un sesso all'altro, tramite la terapia ormonale e la chirurgia. Le donne transessuali sono persone nate maschi che transitano verso il sesso femminile e gli uomini transessuali sono persone nate femmine che transitano verso il sesso maschile. Questo percorso, non facile e lungo, viene riconosciuto anche nel nostro ordinamento giuridico in base alla (ormai arretrata) legge 164 del 1982. Questa legge permette alla persona transessuale (ma solo a transizione chirurgica completata) il cambiamento ufficiale del sesso anagrafico sui documenti: anche per lo Stato essa diviene uomo nel caso degli uomini transessuali o donna nel caso delle donne transessuali.
Essere trans non è quindi manifestazione di una perversione o di un vizio, non implica per forza di cose una vita dedita alla prostituzione, non impedisce a chi scelga di compiere o ha compiuto un percorso di transizione di contribuire attivamente al progresso e al bene della nostra società.
Le persone trans subiscono però forti discriminazioni in ambito lavorativo e sociale, e sono vittime di violenti pregiudizi e stigmi, oltre che per ignoranza anche per l’inadeguatezza delle attuali norme sul cosiddetto “cambiamento di sesso” e per l’assenza di leggi che difendano dalla transfobia. Tutto ciò rende difficile l’inserimento lavorativo o il proseguimento anche delle più elementari carriere professionali; spesso le famiglie ripudiano le figlie e i figli transessuali; i costi della transizione sono elevati e solo in parte coperti dal servizio sanitario nazionale. Purtroppo, in tutto questo diventa evidente una spinta della società stessa affinché la persona transessuale si ritrovi ai margini e sia spesso costretta alla prostituzione per sopravvivere.
La giornata del 20 novembre ricorda la strage gratuita degli uomini e delle donne trans anche nel nostro paese, e ricorda queste persone con il loro vero nome, cioé non quello scritto all’anagrafe sul documento di nascita, bensì quello che esse hanno deciso rappresenti il loro genere di elezione, ciò che sono nel proprio animo.
La giornata del 20 novembre chiede di riflettere su quanto sarebbe semplice abbattere quelle barriere di pregiudizio che non solo portano alla morte per assassinio delle persone transessuali, ma impedisce spesso loro una vita serena e un pieno inserimento sociale: basterebbero una legge che difenda dalla transfobia, la possibilità di cambiare il sesso anagrafico sui documenti all'inizio del percorso di transizione (e non alla fine e solo se compiuta una invasiva e obbligatoria operazione) e l’applicazione di strumenti educativi e informativi sul tema rivolti alla cittadinanza.
La giornata ricorda, al freddo di una sera di Novembre, con delle candele, i nomi di cittadini e cittadine che avrebbero potuto renderci partecipi della bellezza delle loro vite se il pregiudizio e l’odio non avessero impedito loro di vivere se stessi/e.

ArcilesbicaxxBergamo
Bergamo contro l'omofobia
Le Ninfe GenovaGaya
Milk Milano

Pagina Facebook

Le vittime del 2010

Inoltre Rete Lenford sezione Bergamo
organizza presso l'Università di Giurisprudenza di via dei Caniana un convegno dal titolo "L'identità di genere nell'ordinamento italiano", che avrà ad oggetto la legge sulla rettificazione di attribuzione di sesso. Il convegno è destinato soprattutto agli avvocati, ma è comunque aperto a tutti coloro volessero ascoltare. Appuntamento il 26 novembre dalle 14.30 alle 18 in Sala Galeotti, facoltà di Giurisprudenza, Bergamo.

Si parlerà del percorso per l'adeguamento dell'attribuzione di sesso, della vita delle persone transessuali nel percorso di transizione, di rettificazione di sesso nell'ordinamento giuridico italiano, della legge 164 del 1982 e dei DIRITTI delle persone trans.


Clicca qui per vedere l'opuscolo

venerdì 8 ottobre 2010

La nuova frontiera del Far West: Bergamo si accanisce contro i mendicanti

Leggo sul quotidiano online della mia città che c'è stata una sorta di retata contro i "questuanti", coloro che chiedono l'elemosina ai semafori e lungo le vie del centro. La polizia ha fermato una decina di mendicanti e ha prelevato loro i guadagni per un totale di cento euro, affibiando loro, come se non bastasse, multe per un totale di duemila euro, 200 euro a testa. Una domanda nasce subito spontanea: se sottraete ai mendicanti i guadagni, come dovrebbero pagare le multe? Secondo molti bergamaschi i mendicanti in realtà sono pieni di soldi, si vestono di stracci e scrivono cartelli in un italiano scorretto per far pena ai passanti e arricchirsi sempre più. Sti furboni. Secondo altri, sedicenti buoni cattolici, un uomo che ti bussa sul vetro della macchina per chiederti l'elemosina infrange il tuo diritto alla pace e alla tranquillità e per questo merita l'espulsione, la galera e le multe, non in ultimo gli insulti. Eppure non c'è scritto da nessuna parte che sei obbligato a dare dei soldi a un mendicante: se ti va lo fai, se non ti va non lo fai. Io stessa a volte non lo faccio, altre volte invece mi fermo a scambiare due parole con chi mi chiede un euro e mi racconta della sua vita e do una moneta. Mi domando dove stia il problema per noi. Non ci viene puntata una pistola alla tempia, vige il libero arbitrio. Il finestrino può rimanere alzato, il passante bergamasco può continuare a fare shopping e comprarsi le Hogan e il Moncler senza bisogno di insultare il mendicante. Nessuno viene giudicato in base al dare o non dare l'euro.
Mi domando allora perchè tanta aggressività, tanta rabbia, tanto disgusto da parte dei bravi e buoni bergamaschi (cristiani!) di fronte a chi chiede l'elemosina. I commenti che si leggono e si sentono sono agghiaccianti, gelano il sangue da tanta frustrazione, ignoranza e cattiveria emanano e non credo sia buonismo il volerlo denunciare, sempre per la solita questione del libero arbitrio: se vuoi dai la moneta, se non vuoi non la dai. Ma perchè sputare sulla dignità umana con così tanta tracotanza e fierezza, questo proprio non lo capisco.
E' facile dire "Andassero a lavorare" quando hai avuto lafortuna sfacciata di nascere dalla parte giusta del mondo. Un clandestino solo per il fatto di mettere piede in Italia, compie un reato, il reato di clandestinità, ovvero la più totale e palese violazione dei Diritti Umani. E se sei un reo vieni rimpatriato, non puoi semplicemente rimboccarti le maniche e andare a lavorare come tutti. E se anche la questua fosse una scelta di vita, niente ci dà il diritto di insultare chi mendica.
La giunta Tentorio però pare aver fatto di nuovo centro nel cuore del bergamasco medio: prima ha mandato al diavolo i parcheggiatori abusivi nella zona dell'ospedale, senza dare loro un'aternativa, senza impegnarsi per regolarizzarli e offrire loro il lavoro che poi è stato dato a una associazione cattolica. Il controsenso fatto a provvedimento: salvarli si, ma solo a patto che siano di razza pura italiana. Ed ora, con le multe ai mendicanti, il consenso è salito ancor di più.
Persino nel Medioevo non ci si azzardava a colpire i mendicanti: erano emarginati ma in un certo senso erano protetti da una morale che impediva al resto della comunità di punirli per il solo reato di essere poveri. Probabilmente tra negozi di alta moda e chiese la presenza dei questuanti rovina il panorama, sporca la splendida Bergamo, crea un problema dove invece i problemi non ci sono. E invece questo è l'ennesimo problema che la nostra amministrazione non sa risolvere, quello della povertà, e si preoccupa solo di nascondere lo sporco sotto al tappeto. Quali altre alternative avranno ora i mendicanti se non lo spaccio, il furto, il borseggio?
E a quelli che consigliano di evitare il buonismo e di portarsi a casa i mendicanti offrendo loro vitto e alloggio rispondo che non è economicamente possibile e che siamo tutti egoisti a nostro modo è un dato di fatto, non ci fidiamo ad avere degli estranei in casa e non siamo in grado di mantenerli, perchè essere ipocriti? Ma da qui a insultare, deridere, revocare i soldi guadagnati, lodare la giunta Tentorio e Invernizzi perchè stanno pulendo la nostra città dalla feccia invece che comprare una pagnotta e dare un euro a un questuante o semplicemente ignorarlo senza ledere volutamente la sua dignità credendosi superiore ne passa di acqua sotto ai ponti.
Il pane costa 2-3 euro al kilo, una pagnotta costa 50 centesimi. Se non lo si vuole fare per loro, lo si faccia almeno per gonfiare il proprio ego.

domenica 25 luglio 2010

One of us





Diane Arbus
Bernardo Bertolucci
David Lynch
Ed Wood
Nadar.

Una cosa li accomuna: i freaks.
Perchè chi vive di arte è un freak lui stesso e non puo' fare a meno di esplorare le identità, andare oltre i generi, scavare l'ibrido e ibridarsi a sua volta.
Inebriandosi del freak.
A modo nostro, siamo tutti dei mostri.
E io il genio lo trovo solo nei mostri, non posso farci niente.

http://www.youtube.com/watch?v=2G2X8QBt5m4

A volte la realtà mi sta stretta e
sento la necessità di andare oltre
spingermi in un altro mondo
più accogliente
dove le percezioni sono a milioni
dove nessunno mi dà la regola.

La società ha un solo sguardo
e questo è un deprecabile omicidio
delle nostre identità.
Nel nome genere stiamo stretti
nel nome norma soffochiamo.

giovedì 22 luglio 2010

Ermeneutica del leghista

In alcuni paesi della bergamasca, i comuni leghisti hanno deciso di reinserire i cartelli dei nomi dei paesi in dialetto bergamasco. Leggendo la notizia, una riflessione mi nasce spontanea.

Questa pienezza di potere del mito sulla lingua e della lingua sulla percezione e sulla concezione della realtà si situa nel passato preistorico della coscienza linguistica. (…) La resistenza di un’unitaria lingua canonica, consolidata dall’unità non ancora scossa del mito nazionale, è ancora troppo forte perché la pluridiscorsività possa relativizzare e decentralizzare la coscienza linguistico - letteraria. Questa decentralizzazione ideologico - verbale avviene solo quando la cultura nazionale perde il suo isolamento e la sua autosufficienza e prende coscienza di sé tra le altre culture e le altre lingue. Allora si scalzano le radici del mondo mitico di sentire la lingua, che si basa sull’assoluta fusione del senso ideologico con la lingua; sorge un senso acuto nei confronti della lingua; la lingua si rivela nella sua caratteristicità umana e, dietro le sue parole, forme e stili cominciano a trasparire le fisionomie caratteristico – nazionali e tipico – sociali e le immagini dei parlanti. La lingua da incarnazione perentoria e unica del senso e della verità si trasforma in una delle possibili ipotesi del senso.

Michail Bachtin, Estetica e romanzo

Questo estratto mi rimanda al concetto di informante nativo formulato dalla Spivak: è possibile costruire la nostra identità solo rapportandoci agli altri; ciò che gli altri sono, non lo siamo noi. Ed ecco come il concetto di forclusione si inserisce nella costruzione della nostra identità in rapporto all’alterità: sappiamo ciò che siamo perché l’altro ci mostra cosa non siamo e, automaticamente, cancelliamo immediatamente l’altro, lo escludiamo, così come l’Europeo ha fatto con il nativo africano; sottomettendo il nero, il bianco capisce di non essere nero, di non possedere le caratteristiche di "colui che ha la pelle scura", ma non ammetterà mai che la costruzione della propria identità è stata possibile solo grazie alla presenza dell'altro, in questo caso il nero, e al confronto con esso.

Estendendo la riflessione, si può affermare che il leghista utilizzi il concetto di lingua (lingua intesa come dialetto, come la intende Bachtin, in una delle sue tante accezioni) per creare il proprio mito linguistico – ideologico, consapevole che il bergamasco non è altro ma forcludendo l’altro stesso, ovvero escludendo tutto ciò che non è bergamasco ma che ha permesso che si raggiungesse la consapevolezza di ciò che è il bergamasco (semplificando: il bergamasco non è milanese ecc). Ne consegue la creazione di un’identità mitica e isolata, priva di caratteristicità umana e di verità (poiché si esclude e si nega il confronto necessario con l’altro, le altre lingue, le altre culture, le altre società).




giovedì 15 luglio 2010

"I baci rubati" al Parlamento Europeo

In seguito alla censura imposta dal Comune di Bergamo alla mostra fotografica “I baci rubati”, organizzata da Bergamo contro l’omofobia in occasione della VI giornata internazionale contro l’omofobia che si celebra il 17 maggio di ogni anno, l’Europarlamentare Rosario Crocetta ha deciso di ospitare la mostra presso la sede del Parlamento Europeo di Strasburgo. Così, il 5, 6 e 7 luglio 2010 siamo state ospiti di Crocetta e abbiamo inaugurato insieme a lui, a Martin Schultz, presidente del gruppo parlamentare dell’ Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici presso il Parlamento Europeo e all’Europarlamentare inglese Michael Cashman la mostra di quei baci che hanno talmente scandalizzato la giunta del Comune di Bergamo da essere definiti indecorosi e turbanti. Chi ha avuto modo di vedere le fotografie non può che sorridere di fronte ad affermazioni del genere e prendere atto dell’omofobia retrograda di chi afferma cose di una tale gravità.

Gli interventi degli eurodeputati sono stati intensi e pregnanti e automaticamente il paragone tra Stati che da anni garantiscono gli stessi diritti a tutti i cittadini senza discriminarli sulla base del loro orientamento sessuale e l’Italia, che non tutela i cittadini omosessuali e transessuali marchiandoli come individui di serie b, si fa evidente e soprattutto scoraggiante. Il tradizionalismo belga non ha impedito alla nazione di portare avanti un ideale di libertà rivolto a tutti, senza distinzioni, arrivando a sancire nel 2003 il matrimonio tra omosessuali e in seguito addirittura le adozioni. La capogruppo belga ha dimostrato con le sue parole che gay e lesbiche non sono una minaccia per la tradizione e i valori nazionali, tanto meno per la famiglia, ma sono una ricchezza, una prerogativa essenziale per definirsi “stati che difendono la libertà dei propri cittadini”.

Nel corso di quest’avventura europea abbiamo respirato un’aria più leggera e tornare alla realtà bergamasca, dove più che i diritti prima di tutto manca il rispetto basilare verso le persone omosessuali, è difficile. Noi continueremo a proporre “I baci rubati” a chiunque voglia ospitarci, nella speranza che sempre più persone possano confrontarsi con una realtà diversa dalla loro ma non per questo pericolosa o poco dignitosa.

Un caloroso ringraziamento va a Rosario Crocetta e a Michela Stancheris, per averci invitato e ospitato a Strasburgo e ad ArcilesbicaxxBergamo, in particolar modo alla presidente Giulia Lorenzi, per il sostegno costante che ci ha dato anche quando della mostra non importava a nessuno. Grazie anche a Cives Arcigay e al suo rappresentante Mauro, che ci ha accompagnato in questo viaggio transalpino verso i diritti.

http://bergamocontrolomofobia.wordpress.com/

martedì 6 aprile 2010

Kant, Bacon e Dalí

Assonanze

Francis Bacon, Studio dal ritratto di PapaInnocenzo X di Velázquez, 1953

Rendono il cuore incapace di ogni stima per la dignità umana nella nostra persona, pel diritto degli uomini (che è ben divers o dalla loro felicità), e, in genere, incapace di ogni fermo principio perfino quelle prediche religiose, che ci raccomandano pratiche basse e vili, le quali ci fanno perdere ogni fiducia nel nostro potere di resistere al male, invece di ispirarci la ferma risoluzione di esercitare le forze che ancora ci restano, malgrado la nostra fragilità, a vincere le inclinazioni; la falsa umiltà, che del disprezzo di se stesso, d'un pentimento lamentoso e ipocrita, d'una disposizione d'animo puramente passiva, fa i mezzi unici per riuscire grati all'essere supremo: son tutte cose, queste, incompatibili con ciò che si può riguardare come la bellezza, e tanto meno con ciò che è da considerarsi come la sublimità dell'animo.

Immanuel Kant, Critica del giudizio, 1790

...E contrasti

Salvador Dalí, Sogno causato dal volo di un'ape, 1944


Ora, poichè l'originalità del talento costituisce un elemento essenziale (ma non il solo) del carattere del genio, alcuni spiriti superficiali credono di non poter mostrar meglio di essere genii brillanti, che sbarazzandosi della costrizione scolastica d'ogni regola. (...) E' qualche cosa di perfettamente ridicolo quando qualcuno parla e decide come un genio in quelle cose che esigono dalla ragione le più laboriose ricerche.

Immanuel Kant, Critica del giudizio, 1790

lunedì 29 marzo 2010

Scendi in campo contro l'omofobia! Passa la palla verso il futuro: 28 Marzo 2010

Domenica 28 marzo 2010 si è svolto il torneo "Scendi in campo contro l'omofobia" ,organizzato dal comitato Bergamo contro l'omofobia con il supporto di alcune associazioni bergamasche (e non) e devo dire che sono rimasta veramente soddisfatta e piacevolmente sorpresa. Non mi aspettavo tutta quella gente, tutto quell'entusiasmo, tutta quella serenità e voglia di divertirsi ma anche tutto quell'interesse per la causa: la solidarietà contro l'omofobia.
Appena arrivate al campo Don Bepo Vavassori, Elisa e io ci sentivamo un po' spaesate: il panico ci ha preso quando abbiamo realizzato che gran parte delle squadre era già presente e nella frenesia ci siamo chieste più volte: ma ce la faremo? Poi piano piano le cose si sono incastrate tra loro, le partite sono iniziate e la gente ha invaso tutto il perimetro del campo. Intanto nella saletta del centro abbiamo allestito un bel banchetto, arricchito dalle torte di amici e volontari che hanno prestato le loro doti culinarie alla causa. Per questo devo ringraziare mia madre per la sua torta al cioccolato e i suoi strudel salati, Vane per i salatini, Babi per le pizze, Veronica, Elisa, lIenia, Francesca per le torte e Carol per le scorte di birra che ci ha fornito. Il cibo è andato letteralmente a ruba e siamo riuscite a raccogliere un bel gruzzoletto che useremo per organizzare i prossimi eventi targati Bergamo contro l'omofobia, come ad esempio la mostra fotografica che si terrà a maggio dal titolo "I baci rubati" in occasione della V giornata mondiale contro l'omofobia.
Le squadre sono state davvero disponibili e direi che ognuna si è guadagnata a mio avviso un premio diverso per le qualità dimostrate non solo in campo, ma anche fuori: gli ADI e l'Atletico Fusillo hanno decisamente vinto per la loro simpatia e per l'impegno sociale dimostrato non solo contro l'omofobia, ma anche contro il razzismo e il maschilismo nel calcio, così come il Bergamo calcio multietnico: ragazzi alti due metri e con muscoli allucinanti ma teneri e gentili come pochi! La squadra venuta appositamente da Firenze per sostenere la causa si aggiudica il premio per la pazienza: hanno giocato solo due partite da 15 minuti, un po' poco per essersi fatti più di 300 km per venire a Bergamo... Ma prometto che se ci sarà una prossima volta le cose saranno organizzate meglio e in modo da far giocare tutti di più. La squadra che vince anche solo per la genialità nella scelta del nome è indubbiamente quella delle Kelemiabune. Un grazie speciale va anche alla Nuova Kaos e alla Mediolanum, squadre venute da Milano che vincono il premio per la gentilezza. Assegnerei poi alle Bonsai il trofeo per le più casinare (in senso positivo): hanno contrinuito a tener accesa la gente e rendere la giornata un po' più allegra grazie alle loro urla. Premio Fair Play è confermato per la Dinamo: hanno accolto nella loro squadra chiunque si fosse iscritta come singola e hanno rinunciato alla vittoria delle partite preferendo la cooperazione, dando la possibilità a tutti di giocare.
Un grazie particolare va dato alla UISP di Bergamo che ci ha sostenuto prestandoci i suoi arbitri e scrivendoci un articolo davvero molto bello e al centro grafico Just4U (ad Anna Maria e Rosanna) che ci ha fatto le magliette gratuitamente (che sono piaciute molto e sono andate a ruba), abbinate a dei simpatici portachiavi. Grazie anche ad Arcilesbica xx Bergamo per essere venuta con il banchetto informativo e all'energia e al sostegno di Giulia, Chiara, Paolona, Greta, Silvia. Grazie al Mamo's che ci ha fornito gratutiamente la zona aperitivo del buffet e alla IGLFA e a Klaus e Osea per averci portato le squadre di Milano e Firenze. Grazie anche a Matteo Finazzi della Dinamo per averci prestato tutto il prestabile, dalle pettorine ai palloni. Un grazie speciale va anche al custode Antonio, disponibile, gentilissimo, simpatico e paziente con tutti noi e ovviamente al Comune di Bergamo e all'assessore Danilo Minuti per averci concesso l'uso del campo gratuitamente. E come non dire un grazie enorme a Stefano e Ilaria per l'organizzazione della giornata e il loro supporto tecnico e a Flavia per il suo aiuto perpetuo e fondamentale durante tutta la giornata.
Una giornata speciale, quindi, che spero si ripeta l'anno prossimo, che ha lasciato molta gente soddisfatta e che ha lanciato un messaggio fondamentale e profondo che è stato largamente condiviso: la solidarietà contro la violenza omofoba. Bergamo ha bisogno di eventi come questi, di manifestazioni pacifiche, in questo caso simbolicamente segnate dalla solidarietà sportiva che condannino razzismo e omofobia e sono convinta che "Scendi in campo contro l'omofobia" abbia fatto del bene in questo senso portando un po' di consapevolezza in più alla nostra città. E' stato un momento per divertirsi ma anche per riflettere, per impegnarci, per far sentire la nostra voce contro ogni discriminazione.
La dimostrazione che gli omosessuali possono giocare a calcio contro ogni pregiudizio, così come possono farlo le donne, due categorie che passano in secondo piano ogni qualvolta si parli di calcio; che le etnie possono mescolarsi e convivere nella più totale serenità e che gli eterosessuali hanno un ruolo civile fondamentale nella lotta contro l'ingiustizia e la violenza verso la comunità omosessuale. Il bello poi è stato anche prendere tutte queste categorie e mischiarle, essere un tutt'uno per un pomeriggio, annullare le differenze per dimostrare quanto queste diversità siano la ricchezza della nostra società e quanto la cooperazione tra esse sia il fondamento essenziale della nostra città.
Personalmente mi ha fatto molto piacere vedere anche persone che non mi aspettavo di vedere ad un evento del genere (grazie Sio e Gloria!) e di vedere la Bonza con le sue amiche e aver saputo che persino una conoscente di università è passata a dare un'occhiata e addirittura aver avuto lì per dieci minuti i miei genitori: per me queste sono cose molto importanti, sono una piccola vittoria, sono dialogo e confronto, un passo in avanti che risponde perfettamente allo slogan della giornata: passa la palla verso il futuro. Un'unica persona mi aspettavo di vedere e invece ha deciso di non presentarsi e questa, forse, è l'unica piccola delusione della giornata ma per il resto posso solo dire: WOW! e rinnovare i ringraziamenti rivolgendoli a tutti, ma proprio tutti, coloro che hanno partecipato alla giornata.

lunedì 22 marzo 2010

Romano di Lombardia: gli studenti in rivolta sostengono la comunità omosessuale. Inizia con il piede giusto l'organizzazione del Treviglio Pride

Dopo l'intervento del circolo di cultura omosessuale "Harvey Milk" all'interno della scuola Don Milani di Romano di Lombardia sulla strage degli omosessuali nei campi di concentramento, gli studenti e i docenti sono rimasti così entusiasti da chiedere all'associazione di portare altri interventi culturali nell'istituto. Solo alcuni genitori, a quanto pare, non si sono trovati d'accordo con tale manifestazione di interesse: "I nostri figli potrebbero essere deviati", "Propaganda: gli omosessuali non possono parlare di omosessualità". Questi sono solo alcuni dei commenti trapelati dal Consiglio d'Istituto, forti accuse contro la comunità omosessuale, evidentemente nel 2010 ancora considerata da molti veicolo di costumi perversi e deviazione mentale, nonchè malattia contagiosa.
La notizia ha fatto così tanto scalpore che persino testate nazionali come Repubblica, Corriere e Il Giornale ne hanno parlato, segnalando e ricordando quanto la lotta contro l'omofobia sia ancora oggi (purtroppo) fondamentale, soprattutto quella intrapresa partendo dalle basi, dai giovani, spesso elementi di rottura di dogmi e pregiudizi eccessivamente conservatori in aperta opposizione con il resto d'Europa.
Anche il quotidiano on-line Bergamonews ha riportato l'articolo e i commenti di alcuni utenti devono funzionare come una molla per tutti noi:

"Esiste una cultura gay? Ma non si ritengono come tutti gli altri? Per quale ragione dovrebbe esistere una cultura di questo genere? E quali sarebbero i contenuti?. La verità è che viviamo in un mondo dove tutto ciò che normale non è lo si vorrebbe far passare come normalità. Omofobia? Allora io accuso di eterofobia i gay. O non mi è permesso?"

"i gay sono solo dei malati e come tali vanno curati non devono raccontare niente a nessuno ancor meno ai ragazzi di scuola."

"Il problema gay o non gay non esiste, è un fatto di natura, perchè continuamente sollevarlo? Quando si solleva, quando se ne vuole discutere nelle scuole, significa porre il problema e riconoscerlo, e sono i gay solitamente a sentire l'esigenza di farlo, quindi sono loro i bigotti. Sotto le lenzuola ognuno faccia ciò che vuole, ma riconoscere come istituzione la famiglia gay è una follia."

"Ma io sono schifato oramai l'educazione e la moralita' la insegnano i cecchi paone, i vladimir luxuria i platinette o i signorini (nomi volontariamente in minuscolo) a scuola si parla di valori veri e di cultura non di pseudomiti e sottocultura cara solo ai radical chic punkabestia (tutti poi col papà che lavora in banca o che fa il primario ecc..) . Ma ai ragazzi insegnate ad amare una donna che hanno già le idee confuse"

"sarebbe bello seguire la natura
altrimenti non ci saremmo,magari per alcuni sarebbe un bene.
il mondo non è gay o etero il mondo è fatto di persone. fare un dibattito sull'omosessualita a cosa serve e a chi serve?

BASTA "W LA NORMALITA"
W LA VAGINA E IL PENE W LA NATURALITA'
"

"non si deve raccontare la propria differenza spacciandola per normaltà"

"basta con queta ostentazione del diverso.ai ragazzi si deve insegnare l'amore quello vero, della gioia di una famiglia normale che insieme cresce figli propri."

"Certo non è una colpa essere gay, ma non vedo perchè si deva essere orgogliosi di esserlo.
Non è neppure accettabile il pretendere di adottare bambini, di essere riconosciuti come coppia.
"

La bomba esplode nel momento giusto: è stato appena diffuso il comunicato stampa che annuncia il Gay Pride di Treviglio, organizzato proprio dal circolo "Harvey Milk" con il supporto di AGEDO, Bergamo contro l'omofobia e Arcilesbica xx Bergamo.
Quale occasione migliore per scendere in piazza e dar voce alle tante realà che si battono per i diritti della comunità omosessuale e contro l'omofobia dilagante di cui i genitori del Don Milani sono la palese dimostrazione?
Un Pride diverso dal solito, in abiti di tutti i giorni, un Pride della quotidianità, diretto alle famglie, ai bambini, alla cultura, ai giovani e agli anziani, un Pride che ci permetterà di comunicare al di là dei pregiudizi. Un Pride totalmente politico, dal tenore serio e impegnato ma allo stesso tempo divertito e sorridente, sereno. Un'occasione per ricredersi non solo sul gay pride in generale, ma sulla comunità omosessuale: siamo il tuo avvocato, il tuo vicino di casa, il tuo salumiere, il tuo medico. Siamo la tua quotidianità.
Una manifestazione diretta alla gente e al dialogo, piuttosto che all'autocelebrazione. E allora perchè non cogliere l'occasione di testare con i propri occhi quanto il pregiudizio spesso possa distorcere la realà? Venite numerosi al Pride di Treviglio che si terrà dal 27 giugno al 3 luglio, sedetevi al nostro tavolo, mangiate con noi per le vie della città, parlate con i nostri genitori, abbracciate i vostri figli gay, esponeteci tutti i vostri dubbi e tutte le vostre perplessità, saremo felici di rispondervi!

Il gruppo Treviglio Pride 2010 è anche su Facebook!

lunedì 8 marzo 2010

8 Marzo 2010



"Chi mai potrà misurare il fervore e la violenza del cuore di un poeta quando rimane preso e intrappolato in un corpo di donna?"

New York movie, 1939 - Edward Hopper

Por sobre todas las cosa amo tu alma. Através del velo de tu carne la veo brillar en la obscuridad: me envuelve, me transforma, me satura, me hechiza. Entonces hablo para sentir que existo, porque si no hablara mi lengua se paralizaría, mi corazón dejaría de latir, toda yo me secaría deslumbrada.

[Al di sopra di tutte le cose amo la tua anima. Attraverso il velo della tua carne la vedo brillare nell'oscurità: mi avvolge, mi traforma, mi sazia, mi strega. Allora parlo per sentire che esisto, perchè se non parlassi la mia lingua si paralizzerebbe, il mio cuore cesserebbe di battere, io tutta mi disseccherei, abbacinata]

Poemas de amor, Alfonsina Storni

Le stanze sono così diverse; sono tranquille o tempestose; aperte sul mare, oppure sul cortile di un carcere; vi è a volte il bucato appeso, e a volte splendono di opali e sete; sono dure come il crine o soffici come la piuma… Basta entrare in qualunque stanza di qualunque strada per sentirsi sbattere in faccia quella forza estremamente complessa della femminilità. E come potrebbe essere altrimenti? Poiché sono già milioni di anni che le donne stanno sedute in queste stanze, sicché ormai perfino le pareti sono pervase della loro forza creativa, la quale eccede talmente la capacità dei mattoni e della malta che necessariamente finisce per attaccarsi alle penne, ai pennelli, agli affari e alla politica.

Una stanza tutta per sé, 1929 - Virginia Woolf

domenica 7 marzo 2010

Hester Prynne ad Haiti

My city of ruins - Eddie Vedder, Bruce Springsteen

Young men on the corner
Like scattered leaves,
The boarded up windows,
The empty streets
While my brother's down on his knees
My city of ruins


In our nature, there is a provision, alike marvellous and merciful, that the suffer should never know the intensity of what he endures by its present torture, but chiefly by the pang that rankles after it.

[Nella nostra natura c'è una facoltà meravigliosa e misericordiosa per la quale chi soffre non conosce mai l'intensità del dolore che sopporta nell'istante stesso della tortura, ma piuttosto dal tormento che brucia dopo di esso]
The scarlet letter, 1850 - N. Hawthorne