Dato che di giornali che ne parlano ce ne sono pochi e di giornali che ne parlano bene, ce ne sono ancora meno, ne parliamo noi. Di cosa? Del sit-in contro l'omofobia che si è tenuto Sabato 12 Settembre a Bergamo. Già, Bergamo, non avete capito male. Per la prima volta si è riusciti ad organizzare un sit-in che avesse come protagonista centrale la comunità gay, lesbica e transessuale in questa città. Ed ecco qui la cronaca, realistica, veritiera, di come sono andate le cose. I fatti raccontati da occhi puliti, non filtrati dall'ipocrisia della maggior parte della stampa bergamasca.Il tutto, per me, comincia verso le 14.30, quando mi reco presso la sede di Rifondazione Comunista che ospita Arcilesbica in via Borgo Palazzo. A parte un acquazzone stratosferico, lì incontro anche le "arcilesbiche" ed Elisa, la mia grande compare nel corso di questa movimentata settimana organizzativa e, insieme a Giulia, la presidente delle Arcilesbiche bergamasche, iniziamo a dipingere il nostro manifesto. Quello che ne risulta è una perla di saggezza, frutto della mente di Giulia: LIBERTA' E' PARTECIPAZIONE e sotto, un chiaro e conciso "no" verso l'omo e transfobia. Caricati cartellone e bandiera arcobalenosa sulla mini-macchina di una arcilesbica molto gentile, giungiamo finalmente in Piazza Matteotti, dove, per non venir meno al pregiudizio che più ci si addice, ci rimbocchiamo le maniche e come muratrici specializzate solleviamo degli enormi manifesti per posizionarli sotto alle finestre del Comune. Trattasi di lesbo-power, oh yeah!
Qualche vecchino incuriosito si avvicina, legge quà e là, storce il naso o sorride e poi si allontana. E' l'inizio di quella che poi si rivelerà una manifestazione con i fiocchi. Man mano la gente arriva, iniziano a sbucare faccine conosciute e non mi sento più sola. Persone che vogliono i miei stessi diritti, che reclamano le mie stesse cose mi circondano e, anche se non le conosco tutte, mi sento gran bene. Arriva poi un'orda di gay avvolti nelle loro bandiere arcobaleno-Arcigay e tutto inizia a colorarsi, anche grazie ai palloncini che abbiamo provveduto ad attaccare ovunque, sfruttando dei poveri ragazzi malcapitati per il gonfiaggio.
La piazza, piano piano, ma nemmeno troppo piano, inizia a riempirsi e il picco si può registrare verso le 18.00, 18.30...Una bella piazza gremita di sostenitori eterosessuali e, quel che è peggio, di omosessuali: il peggior incubo di un omofobo. La più piacevole rivincita nostra, eheh.
Partono i discorsi: si fa avanti Giulia, che più che di omofobia se la sente di parlare di "omostronzia"...E come darle torto? Se vedi un ragno scappi dalla paura, ma per picchiare un ragazzo che ha gusti sessuali diversi dai tuoi, devi essere proprio stronzo, più che fobico!
Segue poi l'intervento di Luca, presidente di Arcigay Cives Bergamo: sobrio e convincente! "L'omofobia è una piaga sociale".
E' il turno di Carla Turolla, molto più Donna di altre donne che conosco, per me un esempio di coraggio da imitare e stimare. Lei parla di legge: quando istituiranno il reato di omofobia? Quanti ragazzi pestati a sangue a Roma o a Firenze dobbiamo aspettare ancora? Pagando le tasse, ci piacerebbe anche essere tutelati. O, quanto meno, non essere presi a mazzate per strada.
Tocca poi a Tommaso Bruni, presidente di BergamoLaica, una delle associazioni più intelligenti presenti sul nostro territorio. Lui, da eterosessuale, invita alla civiltà e al rispetto, due elementi che, per come la vedo io, non sono neanche lontanamente opinabili: dovrebbero trovarsi alla base di ogni società civile che si rispetti. Per noi, qui in Italia, invece, sono solo episodi sporadici di magnanimità.
Prende il microfono Aurelio Mancuso, presidente nazionale di Arcigay, che, con i suoi modi molto diretti, si assicura che il proprio messaggio passi per le orecchie e le teste di tutti. Inizialmente, elenca le cifre sconcertanti degli omicidi e delle violenze a sfondo omofobo e poi urla a gran voce un messaggio più che condivisibile: non è la società ad essere violenta in sè, è la mancanza di una politica culturale a renderla tale.
Salgono poi su un palco inesistente due ragazzine, un pò timide e impacciate...Siamo io ed Elisa.
Dopo l'ansia iniziale, ce la siamo cavata non dico bene ma decentemente! Il succo dei miei giri di parole è che l'amore non fa male a nessuno e che questo immobilismo sconcertante in merito alle tematiche omosessuali deve finire: abbiamo un problema da risolvere e questo probelma si chiama omofobia.
Anche Elisa, forse addirittura più timida di me, se l'è cavata nonostante le paure: sottolinea che a Bergamo il problema della visibilità è ciò che impedisce alla comunità LGBT di vivere tranquillamente la propria sessualità in libertà, sotto gli occhi di tutti.
Appena ho appoggiato il microfono, ho visto una cosa che mi ha sconvolta: mia madre. Mia madre è venuta ad un sit-in! E per giunta pieno di gay e lesbiche! Ero tra il sorpreso e il commosso, ci ho messo un pò a metabolizzare la cosa e, dopo averla accerchiata di lesbiche e gay che la convincessero che gay non è sinonimo di village people, mi sono detta che se c'è stata mia madre, c'è una speranza in più per tutti quanti noi. La speranza di essere ascoltati, compresi e accettati, anche se la cosa richiede un percorso lungo e un cammino da fare insieme, scontrandosi ma anche tentando di capirsi a vicenda.
Dopo essermi ripigliata, molta gente è venuta a farmi i complimenti per quello che abbiamo organizzato. Io invece i complimenti voglio farli a chi ha partecipato, uscendo allo scoperto, forse anche rischiando.
Ed ecco che arriva la parte della giornata più simbolica: il lancio nel cielo del nostro manifesto, attaccato ai palloncini: forse il simbolo di questa piccola grande manifestazione bergamasca. La voglia di volare via con quei palloncini c'era, ma, per la prima volta, anche quella di rimanere con i piedi ben saldi sulla terra e non una terra qualunque ma quella bergamasca: la necessità di stare qui, combattere per questa città, per migliorarla. La consapevolezza dell'ingiustizia che mi circonda è stata la causa di questo piccolo ripensamento, della mia scelta di non volare via con quei palloncini.
Verso sera, la gente si è dileguata ma non prima di aver lasciato un piccolo contributo nella "scatola magica": ben una settantina circa di euro!
E' stata una settimana stancante, ma sono soddisfatta del risultato! Un sacco di gente, un sacco di appoggio, la dimostrazione che gay non è solo sinonimo di carri carichi di gente nuda ma anche di normalissime persone che vivono nel loro quotidiano, con le gioie e dispiaceri e con tantissima voglia di urlare al mondo la propria agognata libertà.
Queste non mi sembrano cose così sconvolgenti da portare L'Eco di Bergamo a snobbarci completamente o Bergamo Sera a definirci, prima ancora di manifestare, una "baracconata carnevalesca" o il Giornale di Bergamo a mettere in prima pagina, accanto al mio nome e cognome, una foto di fanciulle in minigonna vestite da marinarette. Questa è la stampa che ci meritiamo, per il semplice fatto che abbiamo deciso di accontentarci. Ma noi ci siamo stati, noi abbiamo toccato con mano e visto con i nostri occhi! Noi possiamo raccontarlo, testimoniarlo, farci conoscere per quello che siamo davvero, non per come la gente decide di dipingerci!
Abbiamo manifestato rispetto nei confronti della Chiesa e della religione anche se tanti di noi, probabilmente, avrebbero avuto molte cose da dire in merito ma questo rispetto non ci è stato restituito: nei pressi della fontana delle Grazie una setta religiosa ultracattolica ha saputo solo sventolare striscioni carichi di insulto: "Dio ti guarisce", "Dio ti salva". Non so voi, ma io non mi sento malata e non ho bisogno di essere guarita da nessuno, men che meno da dei predicanti dalle idee opinabili.
Detto questo, rinnovo i miei ringraziamenti a tutti coloro che hanno partecipato e mi auguro che si possa ripetere presto una cosa del genere, magari vedendo presenti anche le tantissime persone che mi hanno detto che non sarebbero venute per problemi di visibilità.
Grazie a Giulia, Luca, Carla e Tommaso che ogni giorno devono fare i conti con la tragica realtà bergamasca.
Il mio ringraziamento più speciale va a due persone: Ilaria, la mia ragazza, che mi ha sopportato e sostenuto e a Elisa, che ha reso possibile tutto questo.
Penso che questo vada scritto sui giornali, annunciato al tg, scritto nei blog: la pura e semplicissima realtà dei fatti, senza modifiche, cristallina, così come si presenta.
Intervento di Pandini, Turolla e Mancuso: http://www.youtube.com/watch?v=ubdUIKj9IEA
Intervento di Tommaso Bruni: http://www.youtube.com/watch?v=e1PSIQfL-5M&feature=related
Ps.
Un grazie anche a Ettore Pirovano, Presidente della Provincia, che ha dichiarato di non aver ricevuto l'invito, quando invece gli è stato mandato, da me personalmente. Un grazie rafforzato dal fatto che anche quando è venuto a sapere del sit-in, se ne è fregato le scatole, screditando la manifestazione.
Un dubbio sul Sindaco Tentorio invece mi attanaglia ancora: anche lui è stato invitato ma non ho ricevuto risposta e mi domando se ciò sia imputabile a una precisa scelta o a una svista nella casella e-mail.

Grazie del ringraziamento ;)
RispondiEliminaE' stato bello che alla fine son venute anche tante persone che conoscevamo (flavia, baby, osio, laura, paola, ilenia, giusy, cristina e via dicendo..)perchè ti fa sentire meno diversa da quel che altri invece vogliono farti credere!
Peccato la destra non accetti mai la presenza perchè avrebbe potuto dare un segno di intelligenza che evidentemente....NOn ha
RispondiEliminac'era però gaylib, movimento omosessuale di centrodestra.
RispondiEliminaQuoto in pieno tutto il resoconto, bello!
RispondiEliminaGrazie a te, Lalla.
Continuiamo a creare possibilità...
Nel nostro piccolo, convinta che non è solo un modo di dire: l'unione fa la forza.
Grazie a tutti!