lunedì 22 marzo 2010

Romano di Lombardia: gli studenti in rivolta sostengono la comunità omosessuale. Inizia con il piede giusto l'organizzazione del Treviglio Pride

Dopo l'intervento del circolo di cultura omosessuale "Harvey Milk" all'interno della scuola Don Milani di Romano di Lombardia sulla strage degli omosessuali nei campi di concentramento, gli studenti e i docenti sono rimasti così entusiasti da chiedere all'associazione di portare altri interventi culturali nell'istituto. Solo alcuni genitori, a quanto pare, non si sono trovati d'accordo con tale manifestazione di interesse: "I nostri figli potrebbero essere deviati", "Propaganda: gli omosessuali non possono parlare di omosessualità". Questi sono solo alcuni dei commenti trapelati dal Consiglio d'Istituto, forti accuse contro la comunità omosessuale, evidentemente nel 2010 ancora considerata da molti veicolo di costumi perversi e deviazione mentale, nonchè malattia contagiosa.
La notizia ha fatto così tanto scalpore che persino testate nazionali come Repubblica, Corriere e Il Giornale ne hanno parlato, segnalando e ricordando quanto la lotta contro l'omofobia sia ancora oggi (purtroppo) fondamentale, soprattutto quella intrapresa partendo dalle basi, dai giovani, spesso elementi di rottura di dogmi e pregiudizi eccessivamente conservatori in aperta opposizione con il resto d'Europa.
Anche il quotidiano on-line Bergamonews ha riportato l'articolo e i commenti di alcuni utenti devono funzionare come una molla per tutti noi:

"Esiste una cultura gay? Ma non si ritengono come tutti gli altri? Per quale ragione dovrebbe esistere una cultura di questo genere? E quali sarebbero i contenuti?. La verità è che viviamo in un mondo dove tutto ciò che normale non è lo si vorrebbe far passare come normalità. Omofobia? Allora io accuso di eterofobia i gay. O non mi è permesso?"

"i gay sono solo dei malati e come tali vanno curati non devono raccontare niente a nessuno ancor meno ai ragazzi di scuola."

"Il problema gay o non gay non esiste, è un fatto di natura, perchè continuamente sollevarlo? Quando si solleva, quando se ne vuole discutere nelle scuole, significa porre il problema e riconoscerlo, e sono i gay solitamente a sentire l'esigenza di farlo, quindi sono loro i bigotti. Sotto le lenzuola ognuno faccia ciò che vuole, ma riconoscere come istituzione la famiglia gay è una follia."

"Ma io sono schifato oramai l'educazione e la moralita' la insegnano i cecchi paone, i vladimir luxuria i platinette o i signorini (nomi volontariamente in minuscolo) a scuola si parla di valori veri e di cultura non di pseudomiti e sottocultura cara solo ai radical chic punkabestia (tutti poi col papà che lavora in banca o che fa il primario ecc..) . Ma ai ragazzi insegnate ad amare una donna che hanno già le idee confuse"

"sarebbe bello seguire la natura
altrimenti non ci saremmo,magari per alcuni sarebbe un bene.
il mondo non è gay o etero il mondo è fatto di persone. fare un dibattito sull'omosessualita a cosa serve e a chi serve?

BASTA "W LA NORMALITA"
W LA VAGINA E IL PENE W LA NATURALITA'
"

"non si deve raccontare la propria differenza spacciandola per normaltà"

"basta con queta ostentazione del diverso.ai ragazzi si deve insegnare l'amore quello vero, della gioia di una famiglia normale che insieme cresce figli propri."

"Certo non è una colpa essere gay, ma non vedo perchè si deva essere orgogliosi di esserlo.
Non è neppure accettabile il pretendere di adottare bambini, di essere riconosciuti come coppia.
"

La bomba esplode nel momento giusto: è stato appena diffuso il comunicato stampa che annuncia il Gay Pride di Treviglio, organizzato proprio dal circolo "Harvey Milk" con il supporto di AGEDO, Bergamo contro l'omofobia e Arcilesbica xx Bergamo.
Quale occasione migliore per scendere in piazza e dar voce alle tante realà che si battono per i diritti della comunità omosessuale e contro l'omofobia dilagante di cui i genitori del Don Milani sono la palese dimostrazione?
Un Pride diverso dal solito, in abiti di tutti i giorni, un Pride della quotidianità, diretto alle famglie, ai bambini, alla cultura, ai giovani e agli anziani, un Pride che ci permetterà di comunicare al di là dei pregiudizi. Un Pride totalmente politico, dal tenore serio e impegnato ma allo stesso tempo divertito e sorridente, sereno. Un'occasione per ricredersi non solo sul gay pride in generale, ma sulla comunità omosessuale: siamo il tuo avvocato, il tuo vicino di casa, il tuo salumiere, il tuo medico. Siamo la tua quotidianità.
Una manifestazione diretta alla gente e al dialogo, piuttosto che all'autocelebrazione. E allora perchè non cogliere l'occasione di testare con i propri occhi quanto il pregiudizio spesso possa distorcere la realà? Venite numerosi al Pride di Treviglio che si terrà dal 27 giugno al 3 luglio, sedetevi al nostro tavolo, mangiate con noi per le vie della città, parlate con i nostri genitori, abbracciate i vostri figli gay, esponeteci tutti i vostri dubbi e tutte le vostre perplessità, saremo felici di rispondervi!

Il gruppo Treviglio Pride 2010 è anche su Facebook!

3 commenti:

  1. Riprendo un commento - imbarazzante - comparso sul sito di BgNews riguardo l'educazione e la moralità. Chi l'ha scritto - ignorante e con le idee confuse tanto da unire radical chic e punkabbestia - s'è stranamente dimenticato di Busi.

    Da brividi il livello medio dei commentatori: il Medioevo non è mai stato così vicino.
    Siamo ancora una città di contadini e borghesi piccoli piccoli.

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  2. Altro che educare i figli, bisognerebbe educare i genitori (senza cattiveria) perchè se almeno nei giovani il dubbio su normale/anormale si pone viene subito strozzato dal genitore già inquadrato.. che tristezza.
    Continuo a ripensare alla vecchina di Genova che ci ha detto di continuare a manifestare.. magari avere lei come genitore!

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